Torna a grande richiesta l'appuntamento con: LAW & (DIS)ORDER

Comunicato relativo ai fatti del 30 settembre 2010 a Ca' Foscari

law_disorderUn tempo calava con il buio, la gente non autorizzata a circolare se ne doveva rimanere a casa e magari a luci spente, oggi, dopo i frantumi della postmodernità e ammagliati da nuove forme di democrazia il “coprifuoco istituzionale” scatta nei momenti più impensati, per questo la “sicurezza” si scatena anche in un tranquillo giovedì pomeriggio di fine settembre.

Fatto curioso in questo periodo di recessione economica e tagli.

C’è da ricredersi sulla buona volontà delle istituzioni che non lesinano l’impiego di molti agenti in assetto antisommossa per presidiare l’Università Ca’ Foscari di Venezia pericolosamente messa sotto assedio da una ventina scarsa di lavoratori precari lasciati a casa nonostante tre ordinanze del Tribunale del Lavoro.

Verso le 14 di giovedì 30 settembre gli ex lavoratori Biblos messi a riposo forzato dall’ATI Prodest – Guerriero, che dopo averli reintegrati in servizio per sole due giornate li ha posti in attesa di trasferimento perché ritenuti in “esubero” all’interno del cantiere che per più di dieci anni hanno contribuito a far funzionare per conto dell’Ateneo, si sono visti dare il benvenuto dalle forze dell’ordine armate di tutto punto. E pensare che erano stati invitati dal Rettore a conferire con lui in merito alla delicata trattativa tra istituzioni e privati per trovare una soluzione alla loro diaspora.

Forse chiedere il rispetto delle Ordinanze ha nuociuto a questo sparuto gruppo di persone composto al 95% da donne perché il questore li ha scrupolosamente tenuti distanti dall’ingresso della sede centrale dell’Università.

Inizialmente, parlando tra lavoratori si credeva che la spropositata presenza di agenti fosse dovuta alle manifestazioni studentesche contro l’incredibile aumento delle tasse universitarie, del resto nessuno poteva immaginare di essere considerato un “pericolo pubblico”. Proprio lunedì 27 il Rettore rassicurava tutti ai microfoni del TG 3 su una probabile via d’uscita per la drammatica condizione dei lavoratori garantendo occupazione e salario corretti (salvo poi, smentirlo nei fatti).

Invece, le truppe erano li proprio per quei lavoratori senza stipendio e senza sussidio di disoccupazione da mesi.

All’arrivo dei sindacalisti viene sottoposto dalla Questura un “foglio di precetto” che elenca a mo di decalogo il comportamento da tenersi e le eventuali sanzioni di natura penale in cui si sarebbe incappati qualora si fosse deciso di incontrare il Rettore. – Ma non aveva detto che ci avrebbe ricevuti? – Probabilmente tutti hanno capito male, sarà stata la stanchezza o i morsi della fame e per tanto la conversazione era da intendersi come il monologo dello stesso con il popolino giù in piazza tenuto sotto controllo. Una cosa simile non era mai accaduta! Viene persino rifiutato il permesso alle colleghe di usufruire dei bagni all’interno di Ca’ Foscari.

Scopriamo quasi subito che digos, carabinieri e polizia erano stati informati dai sindacati e non solo dal Rettore i quali, ad insaputa dei lavoratori, avevano fatto formale richiesta di manifestazione.

Nel frattempo su altri piani per via telefonica si stava organizzando l’incontro tra Prefettura, Provincia, Ca’ Foscari, Cooperativa, Lega delle Cooperative e altre figure, insomma un gota di autorità ma nessun lavoratore. Del resto, come ricordava il Vice Prefetto Vicario al delegato sindacale UIL – si tratta di un tavolo tecnico  – e logicamente non può contare la presenza di cialtroni colpevoli di svolgere una professione umile. Che dire? Pare ci si debba rassegnare ad un ruolo marginale se non fosse che si sta parlando delle vite dei lavoratori mica degli stipendi da tre o addirittura quattro zeri dei professionisti delle soluzioni.

La sceneggiata trova una vergognosa apoteosi allorquando agenti scortano i sindacalisti al tavolo mediale mentre la polizia si premura di impedire che i lavoratori stessi li seguano. Vengono addirittura diramate finte notizie sulla località dell’incontro, poi la beffa, cambiano i piani e tutti spariscono in una località non precisata.

Perché questa solerzia nel nascondere ai diretti interessati il posto della riunione, che abbia ragione il Vice Prefetto? Dopo tutto non siamo dei tecnici! Insomma “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” per dirla col poeta, tutti in cortile a Ca’ Foscari ad infreddolirsi nell’attesa che altri stabiliscano qualcosa per noi.

Non è un caso che quanto detto al tavolo mediale dovesse essere filtrato dall’apparato di controllo prima che ne venisse diramato il contenuto.

Torna così di moda la “mordacchia istituzionale”. Con un po’ di mosse pianificate e con le forze di pubblica sicurezza a copertura del salotto dei potenti si è voluto ammutolire i lavoratori.

Chiedere il rispetto delle Ordinanze, ripetiamolo, evidentemente dà fastidio.

I danni creati dall’Università con la gara d’appalto vanno sanati a dispetto di quanto espresso dai giudici. Ai burocrati pare corretto disquisire di mediazioni che prevedano una decurtazione delle ore mensili che, su stipendi già vergognosi, non è dato di poco conto.

Già a giugno i lavoratori auto organizzatisi avevano espresso un netto rifiuto a una simile ipotesi mediale. A quanto pare le istituzioni sono del tutto scollate dalla gente, legiferano per conto proprio e si nascondono puntualmente dietro la “crisi” per giustificare qualsiasi operazione repressiva nei riguardi di chi decide di rappresentarsi da sé e di affermare la dignità dei lavoratori.

Col calar della sera, nell’addensarsi delle ombre settembrine ha fatto la sua comparsa tra i dipendenti infreddoliti, infine, il Rettore con a fianco agenti in borghese mentre baldi giovani in casacca blu con tanto di scudi circondavano tutti. Nessuno ha impedito al padrone di casa di parlare, gli si è fatto solamente notare come è stata condotta la cosa, la vergogna che si è consumata nell’arco del pomeriggio. Tuttavia, si era troppo ottimisti nel pensare che il tutto dovesse terminare con le solite estenuanti chiacchiere di fine trattativa, perché un agente foggiante tutti gli strumenti adibiti alla repressione si premurava di assestare qualche calcetto a chi era venuto a portare solidarietà ai lavoratori.

La solita regia, un film già visto, il tentativo di provocare un lavoratore per far sfogare la tensione accumulata nel pomeriggio. Anche le battute sono state quelle di sempre, di carattere intimidatorio, peccato non fosse presente la stampa che era stata contattata sin dal primo dopopranzo dai lavoratori, ma che non ha ritenuto di dovere informare la pubblica opinione sulla agghiacciante giornata trascorsa in cortile a Ca’ Foscari.

Noi del Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta da sempre vicini e solidali con i lavoratori del cantiere cafoscarino siamo con la presente a denunziare il clima posto in essere dall’arroganza delle istituzioni tutte allineate, a quanto pare, nell’assurdo e inqualificabile progetto di far rimanere operante in città la Prodest Guerriero di Milano malgrado i danni causati alla spesa pubblica e alla dignità degli operatori.

Da una giornata come quella patita dai lavoratori c’è da interrogarsi se ci intendiamo sul concetto di democrazia perché la lezione che se ne trae, purtroppo, è che essa sia solo appannaggio dei potenti e non la tanto elogiata difesa di tutti i cittadini.

Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta   simbolo coordinamentofirma

Un tempo calava con il buio, la gente non autorizzata a circolare se ne doveva rimanere a casa e magari a luci spente, oggi, dopo i frantumi della postmodernità e ammagliati da nuove forme di democrazia il “coprifuoco istituzionale” scatta nei momenti più impensati, per questo la “sicurezza” si scatena anche in un tranquillo giovedì pomeriggio di fine settembre.

Fatto curioso in questo periodo di recessione economica e tagli.

C’è da ricredersi sulla buona volontà delle istituzioni che non lesinano l’impiego di molti agenti in assetto antisommossa per presidiare l’Università Ca’ Foscari di Venezia pericolosamente messa sotto assedio da una ventina scarsa di lavoratori precari lasciati a casa nonostante tre ordinanze del Tribunale del Lavoro.

Verso le 14 di giovedì 30 settembre gli ex lavoratori Biblos messi a riposo forzato dall’ATI Prodest – Guerriero, che dopo averli reintegrati in servizio per sole due giornate li ha posti in attesa di trasferimento perché ritenuti in “esubero” all’interno del cantiere che per più di dieci anni hanno contribuito a far funzionare per conto dell’Ateneo, si sono visti dare il benvenuto dalle forze dell’ordine armate di tutto punto. E pensare che erano stati invitati dal Rettore a conferire con lui in merito alla delicata trattativa tra istituzioni e privati per trovare una soluzione alla loro diaspora.

Forse chiedere il rispetto delle Ordinanze ha nuociuto a questo sparuto gruppo di persone composto al 95% da donne perché il questore li ha scrupolosamente tenuti distanti dall’ingresso della sede centrale dell’Università.

Inizialmente, parlando tra lavoratori si credeva che la spropositata presenza di agenti fosse dovuta alle manifestazioni studentesche contro l’incredibile aumento delle tasse universitarie, del resto nessuno poteva immaginare di essere considerato un “pericolo pubblico”. Proprio lunedì 27 il Rettore rassicurava tutti ai microfoni del TG 3 su una probabile via d’uscita per la drammatica condizione dei lavoratori garantendo occupazione e salario corretti (salvo poi, smentirlo nei fatti).

Invece, le truppe erano li proprio per quei lavoratori senza stipendio e senza sussidio di disoccupazione da mesi.

All’arrivo dei sindacalisti viene sottoposto dalla Questura un “foglio di precetto” che elenca a mo di decalogo il comportamento da tenersi e le eventuali sanzioni di natura penale in cui si sarebbe incappati qualora si fosse deciso di incontrare il Rettore. – Ma non aveva detto che ci avrebbe ricevuti? – Probabilmente tutti hanno capito male, sarà stata la stanchezza o i morsi della fame e per tanto la conversazione era da intendersi come il monologo dello stesso con il popolino giù in piazza tenuto sotto controllo. Una cosa simile non era mai accaduta! Viene persino rifiutato il permesso alle colleghe di usufruire dei bagni all’interno di Ca’ Foscari.

Scopriamo quasi subito che digos, carabinieri e polizia erano stati informati dai sindacati e non solo dal Rettore i quali, ad insaputa dei lavoratori, avevano fatto formale richiesta di manifestazione.

Nel frattempo su altri piani per via telefonica si stava organizzando l’incontro tra Prefettura, Provincia, Ca’ Foscari, Cooperativa, Lega delle Cooperative e altre figure, insomma un gota di autorità ma nessun lavoratore. Del resto, come ricordava il Vice Prefetto Vicario al delegato sindacale UIL – si tratta di un tavolo tecnico  – e logicamente non può contare la presenza di cialtroni colpevoli di svolgere una professione umile. Che dire? Pare ci si debba rassegnare ad un ruolo marginale se non fosse che si sta parlando delle vite dei lavoratori mica degli stipendi da tre o addirittura quattro zeri dei professionisti delle soluzioni.

La sceneggiata trova una vergognosa apoteosi allorquando agenti scortano i sindacalisti al tavolo mediale mentre la polizia si premura di impedire che i lavoratori stessi li seguano. Vengono addirittura diramate finte notizie sulla località dell’incontro, poi la beffa, cambiano i piani e tutti spariscono in una località non precisata.

Perché questa solerzia nel nascondere ai diretti interessati il posto della riunione, che abbia ragione il Vice Prefetto? Dopo tutto non siamo dei tecnici! Insomma “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” per dirla col poeta, tutti in cortile a Ca’ Foscari ad infreddolirsi nell’attesa che altri stabiliscano qualcosa per noi.  

Non è un caso che quanto detto al tavolo mediale dovesse essere filtrato dall’apparato di controllo prima che ne venisse diramato il contenuto.

Torna così di moda la “mordacchia istituzionale”. Con un po’ di mosse pianificate e con le forze di pubblica sicurezza a copertura del salotto dei potenti si è voluto ammutolire i lavoratori.

Chiedere il rispetto delle Ordinanze, ripetiamolo, evidentemente dà fastidio.

I danni creati dall’Università con la gara d’appalto vanno sanati a dispetto di quanto espresso dai giudici. Ai burocrati pare corretto disquisire di mediazioni che prevedano una decurtazione delle ore mensili che, su stipendi già vergognosi, non è dato di poco conto.

Già a giugno i lavoratori auto organizzatisi avevano espresso un netto rifiuto a una simile ipotesi mediale. A quanto pare le istituzioni sono del tutto scollate dalla gente, legiferano per conto proprio e si nascondono puntualmente dietro la “crisi” per giustificare qualsiasi operazione repressiva nei riguardi di chi decide di rappresentarsi da sé e di affermare la dignità della persona.

Col calar della sera, nell’addensarsi delle ombre settembrine ha fatto la sua comparsa tra i dipendenti infreddoliti, infine, il Rettore con a fianco agenti in borghese mentre baldi giovani in casacca blu con tanto di scudi circondavano tutti. Nessuno ha impedito al padrone di casa di parlare, gli si è fatto solamente notare come è stata condotta la cosa, la vergogna che si è consumata nell’arco del pomeriggio. Tuttavia, si era troppo ottimisti nel pensare che il tutto dovesse terminare con le solite estenuanti chiacchiere di fine trattativa, perché un agente foggiante tutti gli strumenti adibiti alla repressione si premurava di assestare qualche calcetto a chi era venuto a portare solidarietà ai lavoratori.

La solita regia, un film già visto, il tentativo di provocare un lavoratore per far sfogare la tensione accumulata nel pomeriggio. Anche le battute sono state quelle di sempre, di carattere intimidatorio, peccato non fosse presente la stampa che è stata contattata sin dal primo dopopranzo dai lavoratori, ma che non ha ritenuto di dovere informare la pubblica opinione sulla agghiacciante giornata trascorsa in cortile a Ca’ Foscari.

Noi del Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta da sempre vicini e solidali con i lavoratori del cantiere cafoscarino siamo con la presente a denunziare il clima posto in essere dall’arroganza delle istituzioni tutte allineate, a quanto pare, nell’assurdo e inqualificabile progetto di far rimanere operante in città la Prodest Guerriero di Milano malgrado i danni causati alla spesa pubblica e alla dignità degli operatori.

Da una giornata come quella patita dai lavoratori c’è da interrogarsi se ci intendiamo sul concetto di democrazia perché la lezione che se ne trae, purtroppo, è che essa sia solo appannaggio dei potenti e non la tanto elogiata difesa di tutti i cittadini.