DAL NOMADISMO CULTURALE ALLA DIASPORA FORZATA DI CHI RESISTE!

desertoDopo due soli giorni di lavoro inizia il nomadismo dei dipendenti storici delle portinerie di Ca’ Foscari reintegrati dalla quaterna di giudici del Tribunale del Lavoro di Venezia presso l’appalto dell’Università con tre ordinanze a favore. Tutto questo solo per discorrere dei procedimenti giudiziari senza considerare le lotte anestetizzanti ispirate da CGIL e UIL che per fortuna sono state sostituite da quelle dei lavoratori auto organizzatisi e tramite le quali si è impedito una decurtazione del monte ore e della retribuzione mensile come altresì prospettato dalle istituzioni cittadine (Prefettura, Provincia e Comune) e dalle sigle sindacali a dispetto delle ordinanze stesse!
Perciò chi si sta opponendo all’attacco pesante e illegittimo sulla testa dei lavoratori trova alquanto raccapriccianti e fuori tiro le affermazioni del Segretario generale della Camera del Lavoro di Venezia (leggi qui) che intende:

La risoluzione delle vicende dei lavoratori delle Portinerie di Ca’ Foscari e dei lavoratori precari della Biennale [..] come un importante precedente che segna una linea di indirizzo da consolidare.
[…] questo modo di operare [del sindacato] contrasta il tentativo di destrutturare la qualità del lavoro e del servizio che è garantito dai lavoratori di Venezia, una realtà culturale universalmente riconosciuta.

I lavoratori non ricordano di aver mai visto il Segretario alle occupazioni, ai picchetti e alle iniziative reali di chi sta subendo la falcidia del proprio futuro, hanno invece riscontrato una estrema solerzia dello stesso ad unirsi al coro delle interviste vuote o, peggio, ad acconsentire all’accettazione di tavoli mediali che, solo per parlare del caso “Biennale”, sono costati salario, decine di posti di lavoro e la garanzia di beneficiare del sussidio di disoccupazione. Che fine faranno gli operatori della cultura in “esubero” e dove sono le vittorie tanto celebrate dai vari personaggi che tengono in piedi la rappresentazione scenica dell’istituzione cittadina? È doveroso inoltre segnalare la delicata questione della sicurezza che inevitabilmente si riverbera sulle condizioni di lavoro all'interno delle sedi espositive.

Ci sembra opportuno ricordare la situazione dei Cinema Comunali, dove una gara d'appalto annuale che tutela blandamente il diritto di precedenza di chi è già in forze, permette alla ditta subentrante di modificare a proprio piacimento le condizioni contrattuali. La CGIL continua a chiudere gli occhi e a tapparsi le orecchie anche quando evidenti violazioni del CCNL scaricano ulteriormente i costi di gestione sulle spalle dei lavoratori, consolidando di fatto il sistema di precarietà diffuso negli appalti.

Per quanto concerne l’appalto di Ca’ Foscari, riprendiamo il filo del discorso dicendo che sono bastati un paio di turni di servizio, perché la consortile, in modo predeterminato, decidesse il trasferimento di tutti gli ex dipendenti Biblos presso località nei dintorni del milanese e in qualche caso persino nel sud Italia.
C’era da aspettarselo! Questa realtà imprenditoriale si muove con appoggi “politici” determinanti!

Come sempre i lavoratori si opporranno, e questa gita fuori porta non si farà!!!

Va detto, inoltre, che queste poche ore di servizio sono state somministrate in spregio alle ordinanze, distribuendo orari e sedi di lavoro in modo arbitrario nell’intento di fiaccare gli animi di chi dopo quasi dieci mesi di lotte riprendeva a lavorare.
Gli ex dipendenti Biblos sono stati affiancati ai dipendenti dell’ATI i quali, tra l’altro, non vengono ancora regolarizzati secondo la tipologia del lavoro continuo come previsto da CCNL multi service e come ribadito dalle ordinanze del tribunale del Lavoro di Venezia a favore dei ricorrenti, concretizzando in tal modo una situazione di discriminazione contrattuale inaccettabile. I lavoratori reintegrati sono stati controllati a vista da personale proveniente da Milano (i caporali di giornata) con indicazioni precise su come far sentire “semplici ospiti” i dipendenti che per oltre dieci anni hanno operato presso le varie sedi dell’Ateneo.
Sono bastati l’indizione di una assemblea sindacale e la comunicazione di uno sciopero dell’intero cantiere alla Prodest – Guerriero per far partire le lettere di trasferimento, la messa in permesso retribuito dei reintegrati fino al 20 ottobre (data nella quale vengono invitati a presentarsi in località remote) e una serie di comunicazioni per via telefonica nelle quali ai nuovi dipendenti (quelli in forza dallo 01-12-2009) si “sconsigliava” la partecipazione al dibattito assembleare.

Cosa deve succedere perché l’università Ca’ Foscari di Venezia rescinda questo contratto che definire nefasto è ormai puro eufemismo? Dietro quali altre scuse troveranno posto il Rettore e i suoi passacarte che di fatto continuano ad accettare una situazione di lavoro schiavile?

A tutto questo siamo giunti grazie alla volontà del padronato di colpire chi giustamente e legittimamente si sta opponendo al “Tutto Posso” aziendale.

Alla ditta dunque, alle istituzioni che prospettano il “baratro” per coloro che non accettano mediazioni inammissibili, al Sindaco e ai suoi tirapiedi che hanno pensato bene di salire sul carro dei vincitori prendendosi meriti che spettano solo ai lavoratori e alla loro tenacia diciamo che gli stessi non intendono rassegnarsi ad essere puro propellente umano per far continuare lo stato di cose imposto dal sistema di potere in essere.  

La drammatica e vergognosa vicenda dell’appalto di Ca’ Foscari trova preoccupanti affinità nei 15 licenziamenti dei lavoratori della Coop Papavero, nei licenziamenti dei 3 operai alla Fiat di Melfi, dell’operaio della Fiat di Termoli, dei 64 operai delle cooperative dell’appalto Carrefour di Pieve Emanuele, dell’operaia della coop alla Clinica Privata San Carlo di Paderno Dugnano e altri ancora.

In tutti questi episodi la trama è sempre la stessa: dividere, intimidire ed impaurire tutti i lavoratori per colpire coloro i quali osano sollevare la testa. La regia prevede “situazioni battistrada” per l’applicazione di contratti modello Pomigliano.

Per questo respingere le nuove forme di confino, isolati e separati nei rispettivi posti di lavoro, è impossibile. Occorre rompere la logica degli “orticelli” e degli “steccati”. Se i licenziamenti passano, se si diffonde il messaggio padronale che “chi lotta paga”, le condizioni di vita peggioreranno per tutti. Dare una risposta all’altezza della situazione richiede che i lavoratori si colleghino e comincino a costruire la propria unità e il proprio coordinamento dal basso, sulla base di obiettivi comuni e condivisi.


Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta