Il business della “Cultura a Venezia”: a chi conviene?

BASTA ESTERNALIZZAZIONI!


La politica del contenimento della spesa sui servizi di base da parte degli enti pubblici che appaltano al massimo ribasso a imprese private la gestione di attività essenziali si è rivelata un fallimento per i lavoratori. Lo dimostrano per Venezia e Mestre i casi di Biennale, Cinema Comunali, Musei Civici, Centro Culturale Candiani, Ca’ Foscari e altro. Non solo il risparmio a seguito dell’esternalizzazione non c’è stato, ma la mancanza di tutela che l’amministrazione pubblica ha dimostrato nei confronti degli operatori della Cultura, ha favorito la speculazione contrattuale.

Seguendo i singoli casi scopriamo che in Biennale, le varie società aggiudicatarie dei servizi non riconoscono diversi “istituti salariali” ai lavoratori stagionali che operano all'interno delle "sue" strutture durante le esposizioni di Arte e Architettura. Molti stagionali fanno questo lavoro ormai da anni e considerano la Biennale come punto di riferimento occupazionale per l’immediato futuro. Quest'anno, nonostante la mostra abbia riscontrato un’ottima affluenza di visitatori e viva anche di fondi pubblici, ha tentato di risparmiare sul personale e sulla busta paga dei dipendenti. Nel tempo questi lavoratori sono stati sottoposti ad un continuo cambio di agenzie e di cooperative. Questa condizione di vera e propria precarietà fa si che ogni anno si ricominci da capo, prima con l'angosciosa attesa di essere riconfermati per la nuova stagione e dopo nella estenuante difesa dei pochi diritti acquisiti.

Sul versante delle attività cinematografiche e culturali i recenti tagli ai finanziamenti causano la riduzione delle ore di programmazione, fatto che genera una ricaduta salariale di non poco conto sui lavoratori terzializzati del Comune di Venezia. Ad esempio la chiusura al giovedì del Giorgione e la diminuzione degli eventi del Candiani aggravano ulteriormente la loro condizione lavorativa, ma anche si riflettono sugli spettatori, in tal modo privati di una buona fruizione dei cinema e delle sale adibite ad attività culturali in città.
Non diversa è la situazione nei Musei Civici; la gestione del ricchissimo appalto (della durata di 7 anni per un business di 70 milioni di euro circa) aggiudicato alla cordata d'imprese capitanata dal CNS di Bologna si configura negativamente per i lavoratori causa mancati introiti riguardo straordinari, part time fasulli, malattie pagate a seconda dello statuto interno delle diverse cooperative, assunzioni in “apprendistato”, etc. Questa miriade di "Aziende dalla finalità mutualistica" operano monopolisticamente in città. Palazzo Grassi, Fondazione Cini, Punta della Dogana, Museo Ebraico, Biglietterie della Biennale, Cinema Comunali, Portinerie IUAV, Querini Stampalia e altro ancora sono il loro giro d'affari e tutto ciò viene favorito ed accompagnato da un'amministrazione comunale le cui responsabilità politiche sono evidenti.
Il caso, infine, della gestione in outsourcing del servizio di front office a Ca’ Foscari costituisce addirittura un unicum conflittuale nella provincia tra ente committente, ditta aggiudicataria dell’appalto a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato e i lavoratori, che non intendono firmare un contratto non ottemperante le disposizioni di legge con l’aggravante dell’applicazione della discontinuità che prevede un incremento del tempo di lavoro a 45 ore settimanali retribuite alla stregua di 40. La situazione, sfuggita di mano all’amministrazione uscente, è ora in fase di discussione legale e sindacale. Il dato: in 18 mesi si sono avvicendate tre cooperative che a seguito di ricorsi per mancati introiti hanno gravato sulle casse d’Ateneo in maniera marcata.
A tutto questo è necessario porre termine. L’indotto economico derivante dalla Cultura in città e nel suo immediato entroterra non può essere gestito attraverso il decentramento contrattuale e nella mancata applicazione del CCNL di settore. La strategia di questi “poteri economici” è sempre la stessa: il muro di gomma fatto di silenzio, tempistiche lunghissime, frammentazione dei datori di lavoro allo scopo d’inficiare qualsiasi recriminazione dei dipendenti. Non vi è alcun risparmio di spesa nell’affidare a delle cooperative e a imprese private la gestione della sorveglianza, della biglietteria, del controllo accessi, del front office, etc. Per questo non può più essere tollerato lo stillicidio degli operatori del comparto cultura.
Siamo dunque:

* Per un coordinamento di tutti i lavoratori del settore culturale a Venezia.
* Per l’unificazione di tutte le vertenze frammentate presenti in città
* Per la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari
* Per dire basta alla continua politica degli appalti, alle esternalizzazioni, ai rapporti di lavoro “atipici”, alle diverse forme di “caporalato” e al lavoro in nero.

Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta