CORRISPONDENZE SULLA BIENNALE

Riceviamo (qui) e (ri)pubblichiamo il seguente commento:

Apprendiamo con vivo interesse, che nelle riflessioni poste si interviene sulla vicenda Biennale, mostra Architettura e Arti Visive. E' opportuno sottolineare che si è raggiunto un accordo per quelle lavoratrici e lavoratori, occupati a tempo determinato che a mio parere può diventare un accordo guida per queste condizioni di lavoro.Credo che di questa tipologia di accordi non ci sono molte repliche. Valuto molto positivo quel testo di intesa che dovrebbe essere spiegato nel cooordinamento.

Rispondiamo:

Gentile corrispondente,

l'ultimo accordo siglato con la Fondazione Biennale è certamente un primo passo ed è stato ottenuto grazie alla determinazione dei lavoratori esternalizzati. Bisogna tuttavia ricordare che le proroghe per il disallestimento della stagione appena conclusa non hanno rispettato integralmente i criteri di anzianità, forse qualcuno avrebbe dovuto vigilare fino alla fine. Ad ogni modo la stagione artistica 2009 è finita e siamo tutti un po' stanchi e stressati, ci mancherebbe! Abbiamo lottato con caparbia per 6 mesi di fila e molte volte ci siamo sentiti un po' soli. Comunque...
Siamo lavoratori precari e finita la stagione in Biennale molti di noi devono mettersi a cercare lavoro consapevoli del fatto che...
ce n'è poco e pure pagato male, che è precario e il più delle volte anche alienante. Siamo un po' rovinati perchè il futuro, almeno per quanto riguarda il lavoro (una parte importante della vita), è grigio.
In compenso apprendiamo che il 2009 è stato un anno di successi e di importanti miglioramenti strutturali per il presente e il futuro della Biennale di Venezia, che ha visto un'eccezionale affluenza di pubblico per tutti i suoi settori di attività (per la 53. Esposizione Internazionale d'Arte + 13% di spettatori su quella del 2007 con tanto di record, per la 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica +32% sulquella del 2008) e un conseguente positivo risultato economico, grazie al notevole aumento delle entrate proprie (+22%) e all'incremento dei contributi della Regione del Veneto.
A quanto pare, il futuro per loro è un po' meno grigio del nostro. Noi invece saremo costretti ad accettare tutti i lavoretti che arrivano e lo faremo perchè se rifiuti il micidiale meccanismo di sfruttamento sei fuori, tanto di giovani in cerca di lavoro ce ne sono a iosa e sono molto produttivi e acquiescenti. Risorse umane ci chiamano! Usa e getta!
Ok, detto questo e non volendo fare un trattato di sociologia applicata, ci sentiamo in dovere di ritornare ai fatti accaduti quest'estate in Biennale.
Quest'anno è stato un delirio fin dall'inizio, e cioè da giugno: lavoratori non assunti, straordinari e maggiorazioni domenicali non pagati, ecc ecc. Ciò nonostante, pur non conoscendoci tutti, siamo riusciti a discutere, ad organizzarci e a rispondere a questa situazione di precarietà estrema. Siamo così giunti alla mobilitazione di luglio, la cui importanza risiede proprio nel fatto che si è riusciti a non far prevalere la frammentazione imperante nella società (la famosa guerra tra poveri) e a rispedire al mittente il trattamento subito... è da ricordare il corso di formazione "obbligatorio" promosso da Formatemp.
Riteniamo che l'organizzazione dello sciopero e la solidarietà che si è sviluppata intorno alla nostra modesta piattaforma rivendicativa sia stato un piccolo miracolo, evidentemente più plausibile di quanto si creda. E lo è altrettanto la tenacia con cui la lotta è proseguita fino a settembre, quando eravamo nuovamente pronti a scioperare e questa volta alla Mostra del Cinema con tanto di corteo. E poi ancora a novembre a fine Mostra per strappare l'accordo a cui si fa riferimento. Non sono cose che succedono tutti i giorni...
Quella in Biennale rappresenta una tipica situazione "postmoderna" di lotta a carattere sindacale: lavoratori precari del settore della cultura a Venezia per lo più giovani e senza esperienza sindacale, una selva di contratti a termine, posti di lavoro non concentrati, difficoltà a collegarsi con altri lavoratori con gli stessi problemi e con lavoro analogo, interessi trasversali tra agenzie ed enti committenti. Ma dimostra che anche in sistemi assurdi e caotici i lavoratori possono lottare con successo. Questa è la grande lezione della nostra Lotta!
E non siamo soli: la nostra situazione di precarietà coinvolge ormai circa sei milioni di lavoratori in Italia ed è destinata a generalizzarsi all'intero mondo del lavoro.
La vertenza in Biennale mostra quindi come sia possibile impostare, nonostante l'estrema difficoltà di unione e comunicazione tra lavoratori "atipici", un'azione rivendicativa apparentemente senza sbocco: quando germi di polarizzazione sociale cominciano a generarsi e a dar luogo ad un'embrionale rete di comunicazione spontanea, diventa fattibile sia organizzare un primo sciopero sia arrivare, grazie al collegamento con altre realtà lavorative, all'idea di un Coordinamento fra lavoratori nelle stesse condizioni.
Il dato più terribile, e comunque normale al giorno d'oggi, è l'intreccio inestricabile degli interessi dei soggetti con cui i lavoratori hanno a che fare: cooperative e agenzie che forniscono lavoratori più o meno precari, enti committenti volutamente distratti rispetto ai lavoratori "somministrati" o "appaltati", politici che piombano sulla Lotta per ritagliarsi brandelli di visibilità, amministratori pubblici invischiati nel ruolo di controparte padronale e, insieme, di fiancheggiatori delle ragioni dei lavoratori.
Comunque, il Coordinamento è ben informato sui passaggi avvenuti in Biennale poichè sono stati discussi e analizzati collettivamente, e per noi l'unico vero accordo guida rimane l'assunzione diretta da parte della Fondazione e la possibilità di avere un lavoro continuativo e non solo stagionale. L'abbiamo scritto più volte anche nei volantini distributi in Biennale e poi pubblicati su questo blog.

Coordinamento Lavoratori della cultura in Lotta