Ca Foscari, ex portinai incatenati

La Nuova Venezia, 8 luglio 2010

Continua la protesta disperata di 42 ex portinai di Ca’ Foscari senza lavoro da dicembre - nonostante due sentenze favorevoli del giudice, per la mancata assunzione del personale uscente Biblos da parte dell’impresa Prodest-Guerriero, vincitrice dell’appalto al ribasso bandito dall’ateneo - e, dal 12 giugno, senza più sussidio di disoccupazione.  Dopo aver protestato nelle scorse settimane in rettorato, in Consiglio comunale e Consiglio provinciale, pendente un tavolo tra le parti attivato dalla Prefettura, una ventina di ex lavoratori - per lo più donne - ieri si è incatenato ai divanetti dell’androne di Ca’ Farsetti, davanti allo studio del sindaco, per altro assente. Una decisione disperata, dal momento che l’amministrazione non ha autorità diretta nella vicenda, ma certo può giocare un ruolo di pressing, già attivato da Orsoni nei giorni scorsi. Ieri, la protesta è durata oltre 4 ore, non senza qualche tensione verbale quando l’androne è stato chiuso da un cordone di vigili ed agenti e non è stato autorizzato un incontro con i giornalisti. «Non possiamo accettare che chiunque venga qui e si incateni faccia una conferenza stampa, soprattutto in una materia nella quale non abbiamo competenze», ha sottolineato il direttore generale Marco Agostini. Tant’è, a lungo il vicesindaco Simionato, il consigliere delegato al Lavoro Bonzio, il capo di gabinetto Morra hanno cercato di mediare tra i lavoratori e l’università, con il rettore Carraro che al telefono ha spiegato che la questione è oggetto di un tavolo attivato dalla Prefettura, che si riunirà ancora la prossima settimana. Poi, verso le 16, la protesta-richiesta di aiuto dei disoccupati si è spostata a Ca’ Corner, sede della Prefettura e della Provincia. «L’impresa Guerriero non ha ottemperato all’ordine di reintegro e fa lavorare i suoi pochi dipendenti con turni lunghissimi», spiega a nome dei lavoratori Francesco Mancinelli, «l’università non ha rescisso il contratto ed è disposta ad un aumento risibile dell’appalto. Non possiamo non mangiare perché le sentenze non vengono rispettate: ci dev’essere garantita la riassunzione e, nell’attesa, il proseguimento del sussidio di disoccupazione. E’ gravissimo che i sindacati non abbiano sostenuto questa nostra ultima protesta». (r.d.r.)