CULTURA, LA "RIVOLTA" DEI PRECARI DELL'ARTE

Il Gazzettino, 26 Luglio 2009

Oggi lo sciopero dei lavoratori a termine della Biennale, impiegati nei servizi alla mostra. Ma la protesta sui contratti a tempo determinato arriva anche ai Musei civici

C’è fermento e acceso dibattito nel mondo della cultura veneziana. Il fermento viene dallo sciopero proclamato per oggi dai lavoratori a termine della Biennale (circa 160 dipendenti assunti per garantire i vari servizi alla vernice mostra in corso ai Giardini e all’Arsenale e altri 110 per il prosieguo della rassegna), assunti con contratto a tempo determinato da agenzie di lavoro interinale. I sindacati accusano la Biennale di non dare garanzie e di non pagare lavori festivi e straordinari, la Fondazione invece si difende affermando di non essersi mai sottratta al confronto.
Fatto sta che lo sciopero è confermato e che ai lavoratori della Biennale rriva la solidarietà dei colleghi precari dei Musei civici, con un fronte della protesta che si va allargando e che riguarda il ricorso sempre più massiccio a contratti con cooperative e società esterne.
«A Venezia - dice un comunicato diffuso ieri dalle rappresentanze sindacali dei Musei Civici - l’assenza dell’applicazione dei vari contratti collettivi di Lavoro negli appalti pubblici legati al mondo delle esposizioni culturali (ma non solo) sembra essere l’unica regola certa grazie alla quale speculano abilmente imprese e cooperative che acquisiscono i vari servizi (guardiania, biglietteria, portierato...). A tutto cio’, e sembra anche questa una costante, si associa un silenzio del tutto colpevole dei vari enti di committenza ai quali va addossata gran parte di responsabilità per queste situazioni su cui sfugge ogni volontà di controllo».
«In Biennale - prosegue la nota - tutto questo viene aggravato dal fatto che la società “fornitrice” del personale in sciopero è la stessa che sponsorizza l’allestimento di una parte dei padiglioni. Denunciamo pertanto un conflitto d’interessi evidente che fa configurare la stessa Biennale come soggetto poco “libero” di muoversi sotto il profilo del controllo di norme e regole atte a difendere salario e condizioni dei lavoratori».
Secondo i sindacati «anche nella stessa Università di Ca’ Foscari si preparano situazioni analoghe con imprese che, accingendosi a subentrare nell’appalto di portierato e servizi, prendono come punti di riferimento normativi coi lavoratori, rapporti individuali contenenti strette salariali inammissibili».
«Biennale ed il sindaco, che ne è vicepresidente - conclude la nota - dovrebbero prendere atto di tutto questo ed alla luce dei costi d’immagine e non, valutare, inoltre, se la possibilità di assumere direttamente tutti questi operatori non parrebbe cosa più giusta e ragionevole».